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Morti, disastri ambientali, danni ai beni.
Costi di vite umane, di servizi interrotti, di attività produttive cancellate, di territori da ripristinare, di insediamenti urbani sconvolti.
Cambiamenti climatici, maggiore violenza negli eventi, rendono più frequenti i drammi. Orbene, possiamo lanciare anatemi sui politici, sui massimi sistemi, dire che si è sbagliato a gestire il territorio ed aspettare la prossima sfortunata tragedia, oppure confrontarci con qualche verità scomoda ed agire.
Intanto l’informazione, sempre in cerca di sensazionalismi e che grida “al lupo, al lupo”, non aiuta. Oggigiorno sappiamo tutto di qualunque posto e, quindi, rischiamo di confondere vere tragedie con semplici allarmi, disastri con nor- mali fenomeni. Giornalisti più preparati e meno scandalistici aiuterebbero ad avere informazioni ed approfondimenti e non banalità.
alluvioneAltra questione spinosa. Si è consumato troppo il suolo: vero. In Italia si è costruito troppo e ma- le, senza corrette pianificazioni urbanistiche e studi di assetto idrogeologico: vero. Colpa di chi ha governato e amministrato: vero solo in parte. La gente, quella che oggi pretenderebbe dai sindaci attuali che evitassero i disastri, nei decenni scorsi ha goduto di benessere e crescita economica anche grazie allo sviluppo del settore edile senza porsi tante domande, anzi domandando che il proprio terreno da agricolo divenisse edificabile per avere un guadagno. Dunque, è un problema di cultura e mentalità: sbagliata quella di chi ha governato assecondando crescite urbanistiche senza criterio, ma anche di un’opinione pubblica cui è andata bene così. Porsi domande sulle scelte, su quale modello di sviluppo vogliamo, su che cosa sia il benessere e l’economia, è un diritto ma anche un dovere per ogni cittadino che è tale proprio se ha voglia di capire, informarsi, confrontarsi. La vicenda Treno ad Alta Velocità in Valle di Susa, al di là del merito della questione, è stata uno splendi- do esempio di partecipazione e voglia di sapere delle cittadinanze che hanno deciso di non rimanere indifferenti, o delegare ad altri le scelte, ma hanno voluto discutere ed esprimere opinioni sul loro territorio, sulla loro vita.
Sempre in materia di disastri ambientali e di errori del passato, dobbiamo però deciderci ad operare concretamente. Abbattiamo le case costruite in certe zone e spostiamo gli abitanti? Colpevolizziamo i residenti di abitazioni abusive e poi divenute legali grazie ad uno dei tanti condoni? Viviamo nel terrore e nelle maledizioni ai governanti tutte le volte che piove, o qual- che fenomeno naturale si fa troppo insistente? Al contrario, cominciamo a pulire, a dragare, a ripristinare canali, a incentivare le attività agro-selvo-pastorali come attività che tutelano l’ambiente meglio dei convegni.
Obblighiamo i privati e non solo gli enti pubblici, a tenere in ordine i propri terreni, gli scoli, le griglie, a costruire e fare manutenzione usando il buon senso prima ancora che i codici. Speriamo che nelle città e nei paesi la gente senta il territorio come suo e, ognuno, davanti a casa, tenga pulito, faccia manutenzione, ripristini, ripari.
Non tocca sempre allo Stato, al Comune, a chissà chi. Agiamo anche in proprio, perché il poco di tanti diventi molto.
Giusto documentare con fotografie e video da mettere in rete le zone di degrado, l’acqua nelle strade, il disservizio, ma anche una pala in ma- no non fa male.
Chi fa bene può lamentarsi di quanto non funziona. Gli altri no.

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