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Più si fanno norme nuove e severe, più ci sono controllori, e più, alla fine, nello Stato e negli Enti si scopre che si è ugualmente, corrotto, raccomandato, privilegiato, rubato.

Dunque, per cambiare davvero, occorre forse agire nella direzione contraria: ossia semplificare, limitare il numero dei passaggi, ridurre la burocrazia, capire esattamente chi fa che cosa.

L’apparato statale e degli enti pubblici, rimane, invece, sostanzialmente impermeabile ad ogni riforma. Mentre nel privato i lavoratori vengono licenziati, messi in cassa integrazione, posti in mobilità, nel pubblico si rimane intoccabili e, accanto a grandi e belle figure professionali, permangono imperterriti i fannulloni, i profittatori, gli assenteisti. Ne va dell’efficienza, innanzitutto.

Ma vi è di più. Maggiori sono come numero gli uffici che si occupano di una pratica, meno chiara è la normativa, più sono intoccabili i dipendenti e tanto più sarà probabile che il malaffare riesca ad attecchire.

Meno leggi e meglio scritte sarebbero di interpretazione più sicura, non soggetta ad abusi, alla discrezionalità, all’interpretazione che si piega alla corruzione. Meno uffici si occupano di una pratica e più facile risulta individuare chi ha sbagliato, chi sta ritardando, chi vuole mangiarci.

Gli enti pubblici muoiono di burocrazia e carta, pur nell’era dell’informatica.

Che rabbia: nei Comuni ogni decisione, ogni acquisto, ogni lavoro, deve sottostare al patto di stabilità, autorizzazioni, delibere, asfissianti normative di bilancio, pareri di dirigenti, posizioni apicali, segretari comunali, revisori dei conti, eppure là dove vogliono imbrogliare, delinquere, rubare, lo fanno lo stesso.

Stanno uccidendo la voglia di fare dei tanti che si impegnano e sono persone capaci, ma nel frattempo non fermano la corruzione, il clientelismo.

Ci si scandalizza a scoprire che oggi si paga e corrompe per appalti come avveniva già vent’anni or sono, e le persone sono addirittura le stesse in molti casi. Ma qualcuno si chiede chi li ha messi in certi ruoli, chi li ha di nuovo promossi a gestire società pubbliche o, comunque, ad avere ruoli importanti grazie al partito di appartenenza?

La soluzione al problema è tutta qui: facce nuove, meritocrazia, trasparenza e semplificazione.

Dietro alla riforma del Parlamento, alla soppressione degli enti inutili, alla riduzione di certi stipendi e pensioni sproporzionati, ci sono migliaia di parassiti, falliti, nullafacenti, malavitosi, che resistono perché vedrebbero finire il loro posto, potere, opportunità di delinquere.

L’Italia è un grande Paese, con potenzialità incredibili: ha avuto una classe dirigente non all’altezza, ha speso troppo e male negli scorsi decenni, necessita di riforme vere e non di facciata.

Certo non è poco chiedere tutto questo, ma non si può fare null’altro in nome della Repubblica fondata sul lavoro.

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