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Questa estate in una mondana isola del sud Italia, un famoso giocatore, tuffandosi dalla barca, andò a sbattere la testa su uno scoglio, si fece male e si ritenne quindi mal curato nei locali ospedali. In tanti si scandalizzarono, scoprendo la scarsa qualità della sanità in quella regione meridionale. Fino a quando i poveri e i cittadini qualunque pativano e subivano per la carenza sanitaria nessuno si era tanto preoccupato: capitando ad un miliardario del pallone sembrò di dover scoprire un mondo.
Altro esempio. In carcere si sta male e c’è il sovraffollamento, i Giudici possono sbagliare, molti detenuti vivono la pena in condizioni ingiuste di malattia, di problemi psichici, di abbandono.
Anche queste cose, che pure durano purtroppo da decenni, pare siano state notate quando personaggi famosi, ricchi e potenti hanno avuto la sventura di doverci fare i conti.
Insomma, i problemi sociali ci sono, ma guarda caso si denunciano e ci si scandalizza nel momento in cui riguardano le elite, non la maggior parte della gente.
Certo, molte persone si sono sempre battute per risolvere annose questioni sociali senza badare se certe battaglie riguardassero anonimi e soggetti qualunque, ma erano e sono una minoranza.
La politica, per la gran parte, si ricorda dei problemi per le campagne elettorali o perché qualcuno del “giro giusto” vi è incappato.
La politica continua ad essere ostaggio di segreterie di partito che non rappresentano che se stesse, onorevoli senza onore, opportunisti pronti a tutto per compiacere il capo, pronti a lasciarlo se cade in disgrazia, pronti a dichiarargli fedeltà se pare si stia riprendendo, pronti a tradirlo nuovamente se conviene e se permette loro di mantenersi a galla.
Dove mantenersi a galla significa mangiare (e anche tanto) con la politica, servirsene, fare ogni giravolta, baci e abbracci a chicchessia, pur di non dover andare a lavorare per vivere.
In questo noi italiani abbiamo poca memoria, pretendiamo poca coerenza. E così nullafacenti, disonesti, profittatori, riescono quasi sempre a sistemarsi mimetizzandosi con l’abito e il colore utile in quel momento. Sembrano giocare in squadre diverse, ma poi eccoli ben uniti nel non fare mai una riforma vera, nel non farsi male, nell’insultarsi tanto per non combattersi realmente su principi ed idee.
Eppure la politica, intesa come partecipazione, interesse per la cosa pubblica, risulta l’unico modo per evitare dittature, per evitare che una casta intoccabile decida per tutti e per sempre.
Il guaio è che le menti e le coscienze si sviluppano con l’informazione e se giornali e televisioni fanno a loro volta capo a quella casta, ben pochi rimangono i canali di libertà e indipendenza percorribili.
L’altro pilastro che forma una società è l’istruzione e la cultura, non a caso abbandonata a poche risorse, poche motivazioni, poche idee.
Ecco perché a tutte le età, ma specie da giovani, bisogna non rimbambirsi e frequentare ambienti stimolanti. Curiosità, fantasia, conoscenza, ambiente, amicizie e frequentazioni interessanti (che non vuol dire con ricchi, importanti socialmente, famosi) fanno sentire meglio.
Gli stessi grandi e nuovi mezzi di comunicazione velocizzano le informazioni, avvicinano, pongono in contatto, ma poi è anche importante capire che cosa si trasmette, che cosa viaggia sulle veloci autostrade delle nuove televisioni, smartphone, i-pad.
Perché tutte le persone sono importanti, non sono quelle dei giri giusti.

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