L’indifferenza degli onesti

Tag

,

Bisogna uscire dall’ipocrisia cui stiamo assistendo anche di fronte alle nuove clamorose inchieste per corruzione. Sessanta miliardi di euro all’anno,
114.000 euro al minuto: quella della corruzione in Italia è una vera industria, appunto.
I contanti non dovrebbero circolare in somme superiori a mille euro, tanti pensionati hanno aperto conti apposta perché, una volta l’anno, in occasione della tredicesima, superano i mille euro. L’ipocrisia, però, è in chi si lamenta della corruzione, invoca nuove leggi, ma non vede i ladri. L’ipocrisia di chi convive giorno per giorno con la corruzione e la vede solo quando un Procuratore della Repubblica la svela. L’ipocrisia di chi continua a organizzare convegni sulla legalità e non verifiche interne sullo standard etico degli iscritti ai partiti, alle leghe coop, alle industrie, alle associazioni.
La gente è pronta a dare giudizi, a parlare male dell’Italia, a sostenere che gli editoriali e i richiami ai valori sono retorici, semplici, dicono poco, ma è pronta ad accorgersi di quanto accade, a denunciare?
Ci sono i ladri, ma nessun cane da guardia almeno abbaia se non proprio morde per difende- re la casa di tutti?
In Italia la stragrande maggioranza dei soggetti è onesta, attiva, etica. E allora perché abbiamo un così alto tasso di corruzione?
Innanzi tutto abbiamo troppa burocrazia e più sono i passaggi per la vita pubblica, per le pratiche, per le attività imprenditoriali, più è facile che nella confusione il malfattore si infili.
Vi è poi il brutto pensiero per il quale ottenere un posto di lavoro, vincere un concorso, avere diritto a un sussidio, sia dovuto e, comunque, da furbi ottenerlo. E, invece, è da delinquenti agire con disonestà per avere quello che non spetta, o per violare le regole, non da furbi.
In politica, poi, l’obbligatorietà di esercitare non più di un paio di mandati in una carica remunerata, permetterebbe di toglierci i professionisti, gente che vive solo di e con politica e, quindi, debole nell’affrontare i corruttori.
Vi è, però, un altro passaggio che sovente si trascura. A Roma, nelle grandi istituzioni, nelle grandi opere, è maggiore la mole di denaro che si movimenta. Ma anche nei nostri centri più piccoli, sovente, il malaffare imperversa, magari meno apparente, meno redditizio, ma il principio negativo è uguale.
Nelle cooperative in ambito locale, nei nostri comuni, nelle piccole associazioni, nei gruppi sportivi, non ci sono favoritismi in cambio di piaceri, raccomandazioni, non ci sono ingiustizie, assunzioni clientelari? Non li vediamo, o forse non li vogliamo vedere, perché è più facile prendersela in generale con la disonestà che affrontarla sulla porta di casa.
Ci sono persone oneste che al chiuso di una stanza sanno tutto, fanno la voce cattiva e arrabbiata, tuonano, magari tra amici, ma poi spariscono quando dovrebbero veramente intervenire, denunciare, protestare.
Ecco, tra i mali da lasciarci nel vecchio anno ci sono la corruzione e la malvagità dei disonesti, ma anche l’indifferenza degli onesti.

Annunci